Trust familiare

 

Desidero sottolineare come il titolo di questo mio scritto, pur sviluppato con meri fini informativi e non tecnici, non si sofferma a considerare l'utilizzo del "trust familiare" nell'ambito della famiglia intesa in senso tradizionale, ma volutamente allarga le applicazioni a tutte le possibili formazioni sociali previste fino alla recente cd Legge Cirinnà.

E' finora importante sapere che il trust, come si dice in gergo, ha natura residuale: significa semplicemente che è destinato a regolamentare situazioni che altri contratti già presenti nelle leggi disciplinano.

E' per questo motivo che, proprio il trust si esprime al massimo delle sue potenzialità  , dove appunto il legislatore per cosi dire " si ferma, non ci ha pensato".
Valga per tutti il caso, tra i molteplici che si possono citare, del "buco" lasciato proprio dalla citata Legge Cirinnà  relativamente alle unioni civili, nuova riconosciuta formazione sociale.
In questo caso la legge non considera il convivente dal punto di vista dei diritti successori, fatta eccezione per il diritto di continuare ad abitare nella casa comune per un periodo limitato.

E' certo che il ruolo del "trust familiare" la farà  da padrone nel colmare questi e tanti altri vuoti normativi come ha sempre fatto, provvedendo a regolamentare le proprie desiderate, magari opportunamente combinato con altri strumenti quali il testamento oppure la stipula di una polizza assicurativa ecc...

L'aspetto sorprendente del trust pertanto è relativo al fatto che riesce ad offrire tanti "vestiti su misura"quanti se ne vogliono e tutti relativi alle specifiche esigenze del singolo caso, in piena autonomia e con l'unico limite di non andare contro la legge.
Quanti altri contratti ci permettono questi risultati?!?
Significa che, di fronte ad ogni situazione personale/familiare, il cliente ti presenta e il consulente esperto deve essere in grado di mettere in piedi un contratto di trust dotato di un testo di istruzioni che perchè esprima nel contempo una serie di caratteristiche:
è dapprima, aspetto non sempre facile da raggiungere e meno ancora da descrivere ai non tecnici, vanno ben regolamentati e armonizzati tra loro i rapporti giuridici che permettono di raggiungere gli obiettivi prefissi è le regole e le istruzioni in quanto rivolte a situazioni future hanno bisogno di essere costruite assieme al cliente che tuttavia va portato per mano con proposte, soluzioni alternative e va messo davanti a ogni possibile evoluzione dei casi della vita. E' durante questa fase che la preparazione e l'esperienza del consulente fa la differenza e ha modo di essere messa in luce a favore del cliente. Come si può mettere in piedi uno strumento spesso destinato a durare una vita che non contenga errori o non consideri ragionatamente situazioni che l'esperienza e la logica confermano che potrebbero accadere?
è non ultimo il trust, come si dice in gergo, deve "tenere" deve ciò essere in grado di affrontare ogni possibile situazione di aggressione da parte di chicchessia; in particolare deve poter svolgere anche la sua importante funzione, oltre a quelle specifiche per cui viene posto in essere, relativa alla protezione del patrimonio.
Significa, a dirla in breve, che un giudice chiamato come spesso accade per qualsivoglia motivo non deve mai trarre la conclusione che sia nullo, privo di effetto oppure siano revocabili gli atti di conferimento dei beni fin qui effettuati.
In questa malaugurata, ma proprio perché affatto rara, situazione non solo non si raggiungono gli obiettivi che ci si era prefisso di ottenere, ma ci si mette anche in una serie di problemi peggiorando gravemente quelli di partenza.
Avendo la possibilità di analizzare un numero notevole di atti di trust (comunemente chiamati: trust familiare, trust immobiliare, trust di scopotrust per la protezione del patrimonio, ecc) che mi vengono sottoposti dalle Banche a cui presto la mia consulenza, l'esperienza mi insegna ahimè che gran parte di questi atti presentano motivazioni che rendono il Trust nullo o facilmente aggredibile mediante azione revocatoria: sarebbe stato allora decisamente meglio non averlo fatto!

Se è vero dunque che ogni trust è particolare e costituisce un caso a sé, cerco ora di presentare alcune applicazioni tra le più frequenti e conosciute.

La più attuale riguarda il cosiddetto "trust dopo di noi" peraltro da pochissimo oggetto di una legge ad hoc che attribuisce una serie di importanti vantaggi fiscali, appannaggio appunto di trust nati per la cura ed l'interesse di soggetti con disabilità .
Per restare nell'ambito della disabilità  vanno tenute presenti due altre differenti situazioni: quella del trust istituito con i beni del disabile (magari perché pervenutegli in eredità ), piuttosto che il trust istituito dallo stesso Amministratore di Sostegno per garantire, come recita una sentenza del Tribunale di Bologna, "che il suo (leggi: beneficiario disabile) patrimonio sia destinato a suo esclusivo beneficio e per soddisfare le sue esigenze di vita, aspirazioni, istanze per tutta la durata della vitaè.

Il trust istituito in sede di separazione normalmente si pone altri obiettivi, tra i quali, ma non solo, quello che viene evidenziato da una sentenza del Tribunale di Milano ove si scrive : "desidera separare dal proprio (leggi: del separato) patrimonio tale bene per sottrarlo alle proprie vicende personali e successorie e in generale per poterlo segregare a tutti gli effetti al fine di trarre da esso utilità  sia direttamente che indirettamente da destinare alla figlia e alla madre finché convivente e per poterlo in seguito trasferire a tempo debito alla medesima figlia".

Diverso il caso del trust in sostituzione dell'assegno divorzile: sarà  lo stesso giudice a disporre che, a definizione dei rapporti economici, il coniuge sia beneficiario irrevocabile di un neocostituito trust nel quale sia stato inserito un immobile a titolo di assegno divorzile in un'unica soluzione.

Il trust per la crisi della coppia va a segregare dal patrimonio del coniuge obbligato un bene o determinati beni al fine di garantire ai figli beneficiari l'assegno di mantenimento.

Fino ad oggi inoltre la tutela della famiglia di fatto, sia etero che omosessuale, veniva bene garantita dalla costituzione di un trust familiare ad hoc; una successiva e approfondita analisi dell'ampiezza sulla recente normativa (Legge Cirinnà ) e l'esperienza sul campo metteranno in luce le aree scoperte, come visto in premessa, nelle quali ci potrà certamente venire ancora in aiuto il trust.
In questo caso più che in altri, lo ribadisco, comprendiamo bene come, per mettere le mani su una materia che ha già  una normativa che detta regole (o peggio ancora non ce ne erano affatto fino a prima della Cirinnà), serva grande esperienza per non far nascere una struttura destinata non solo a "non risolvere", ma anzi a creare seri problemi!

Sul fronte dei figli si possono presentare diverse situazioni in cui il trust familiare riesce a dare risultati che non sono spesso raggiungibili utilizzando la vigente normativa.
Si va dal trust costituito a favore del minore, previsto nel caso di premorienza del genitore (magari affetto da malattia incurabile).
Oppure, al contrario, a favore dei propri genitori anziani se viventi.

Caso studio e testimonianza sul Trust familiare

Altro caso tipico è quello della tutela del figlio "debole", o affetto da qualche forma di dipendenza o in generale "problematico": in questi casi gli si vuole garantire quel reddito necessario o i servizi "sostitutivi" necessari , ma volendo nello stesso tempo preservare e garantirsi la protezione del patrimonio di famiglia.
A questo punto mi permetto di condividere a conclusione della mia "breve carrellata" un caso che mi è capitato di affrontare.
Si trattava di una coppia di anziani con due figli, uno dei quali tossicodipendente, proprietari di una abitazione di proprietà  e di altre disponibilità  liquide.
Tutti questi beni vennero inseriti in trust familiare con la sola eccezione del diritto di usufrutto dell'immobile, trattenuto a favore della coppia.
Le istruzioni cui il trustee, in qualità  di gestore del trust doveva attenersi, imponevano l'erogazione di una somma mensile necessaria "per vivere" al figlio tossicodipendente.
Alla morte di entrambi i genitori al trustee era stato fatto carico di erogare a quest'ultimo figlio la sola legittima parte (cioè quella parte di eredità  minima obbligatoria per legge), depurata perchè di quanto già  anticipato in vita, proprio per evitare che quanto ricevuto potesse sparire in breve volgere di tempo.
In tal modo, una volta soddisfatto con la legittima parte anche l'altro figlio, rimanevano a disposizione delle somme con le quali poter ancora garantire un "decoroso mantenimento" al figlio tossicodipente.

 


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